Ferite elettorali
Così il Cav. e Casini cercano di contenere i partigiani del voto
Ieri sera i vertici del Pdl si sono riuniti per una cena a casa di Silvio Berlusconi. Il voto delle amministrative è stato analizzato nel corso di una giornata scandita da pranzi, colloqui, e molti silenzi. “Entriamo in una logica di resistenza”, dice Daniela Santanchè: “Il nostro problema è sopravvivere”. Ma come? Se lo sono chiesti anche Angelino Alfano e Renato Schifani, ieri, a Palazzo Giustiniani, a pranzo. Bisogna contenere le tentazioni più dure di Ignazio La Russa e Denis Verdini.
23 AGO 20

Ieri sera i vertici del Pdl si sono riuniti per una cena a casa di Silvio Berlusconi. Il voto delle amministrative è stato analizzato nel corso di una giornata scandita da pranzi, colloqui, e molti silenzi. “Entriamo in una logica di resistenza”, dice Daniela Santanchè: “Il nostro problema è sopravvivere”. Ma come? Se lo sono chiesti anche Angelino Alfano e Renato Schifani, ieri, a Palazzo Giustiniani, a pranzo. Bisogna contenere le tentazioni più dure di Ignazio La Russa e Denis Verdini, che suggeriscono di schierare il partito all’opposizione di Monti (“il 74 per cento dei nostri elettori è stufo”, dice La Russa), ma bisogna pure fare i conti con la realtà, con l’unica cosa che anche Silvio Berlusconi in queste ore confuse ha chiara: “Non c’è nulla al di fuori del perimetro di Monti”.
L’unica linea politica che ermerge con nettezza, e senza sfumature, è quella sostenuta da La Russa (con Santanchè, Renato Brunetta e altri): molliamo gli ormeggi. Il coordinatore, ed ex colonnello di An, propone di abbandonare assieme alle riunioni dell’ABC – la cabina di regia politica che per settimane ha messo insieme Alfano, Bersani e Casini – anche il tavolo sulla riforma elettorale (“una follia greca”, dice Guido Crosetto) e quello sulle riforme istituzionali. Il fronte che si oppone all’ala dei duri è più eterogeneo e sfumato: Franco Frattini, Mariastella Gelmini, Gaetano Quagliariello e altri di Forza Italia. “Possiamo scegliere tra una via facile, e forse populista, e una via più faticosa: la politica”, dice Quagliariello, che forse coltiva ancora la suggestione di uscire dall’impasse attraverso la lenta riunificazione dei moderati, con le riforme e il compromesso politico con gli avversari del Pd (e dell’Udc). E’ quello che dice anche Sandro Bondi: “Deve essere un lavoro lento, quotidiano”, un cantiere dei moderati “uniti nell’autonomia”. E’ ancora all’Udc che si tende la mano. E stavolta Pier Ferdinando Casini è forse meno altezzoso che in passato: le elezioni sono andate molto male, e adesso “ci vuole una nuova strategia”.
Così l’idea del cantiere dei moderati si contrappone alla linea più muscolare dei settori anti montiani del Pdl (“a furia di fare i moderati si diventa modesti”, dice Daniela Santanchè). Casini parla poco, ma Lorenzo Cesa si rivolge al Pdl: “Bisogna lavorare per riunire un’area che è divisa. Continuando a sostenere il governo”, perché i dodici mesi scarsi che mancano alle elezioni del 2013 possono essere impiegati per ritessere la trama che si è sfilacciata. Cominciando da quelle riforme che tuttavia anche il Pd (reso più spavaldo dall’esito del voto) sembra intenzionato ad abbandonare, almeno nella formula della legge elettorale proporzionale discussa da Gaetano Quagliariello e Luciano Violante. “Ci vuole il doppio turno”, dice Dario Franceschini e Massimo D’Alema, lunedì scorso intervistato dal Tg di La7, ha fatto capire bene quale sia il suo piano: il centrosinistra, la foto di Vasto con Vendola e Di Pietro perché “il bipolarismo è entrato nel sangue degli italiani”. Niente proporzionale, nessuna grande coalizione per il 2013, nessun patto riformista. Eppure il quadro resta sospeso, anche a una mezza impasse delle riforme in questa legislatura potrebbe corrispondere una ridefinizione in senso compromissorio e solidale dei rapporti tra le forze politiche. Almeno nel fronte, disfatto, dei moderati. All’orizzonte fa capolino anche Luca Cordero di Montezemolo. “Vedremo nei prossimi giorni se ci saranno la voglia e il coraggio per avviare un confronto. E’ necessaria una nuova offerta liberale e democratica. Il fronte dei moderati è esploso”, ha scritto ieri il sito della fondazione montezemoliana ItaliaFutura. Silvio Berlusconi deve decidere, e la cena di ieri sera, oltre a una valutazione sulle amministrative (la tendenza ufficiale è minimizzare la sconfitta) è servita anche a questo.